



La gestione del patrimonio naturale, in particolare delle acque dolci e della fauna ittica che vi alberga, costituisce oggigiorno un compito non sempre agevole, assai spesso molto oneroso per gli Enti a ciò preposti.
I problemi da affrontare e risolvere, infatti sono assai complessi, sia sotto l'aspetto biologico, ecologico che gestionale e le giuste soluzioni devono essere frutto di una valutazione bilanciata delle varie realtà in atto.
Conoscere per gestire opportunamente, e quindi per effettuare interventi appropriati, non può che derivare da un connubio tra il mondo scientifico e il settore tecnico-operativo.
Tutelare i ceppi autoctoni deve essere il fine comune sia della ricerca scientifica che degli Enti preposti alla gestione della fauna ittica, e selvatica in genere, cercando di favorire la diffusione di tali specie negli habitat tipici ed impostare un processo di rimozione progressiva delle specie alloctone.
La trota, Salmo trutta L., è uno dei principali predatori dei nostri torrenti e riveste un'importante funzione ecologica come regolatore delle popolazioni di invertebrati e di piccoli vertebrati dell'ecosistema acquatico. Per la bellezza dei luoghi in cui vive, per la sua combattività e per la bontà delle sue carni, questa specie ittica è da sempre una delle prede più ambite dai pescatori sportivi.
Negli ultimi trenta anni i pescatori sportivi sono aumentati considerevolmente e per soddisfare le loro
esigenze, le Amministrazioni Pubbliche e le varie Associazioni di pesca sportiva hanno immesso Salmonidi
in tutti i torrenti che ospitavano già o che potessero, almeno a prima vista, ospitare trote.
Le semine ittiche iniziarono nei primi anni del secolo, ma nonostante le ripetute immissioni di avannotti,
trotelle e trote adulte, i risultati si verificarono deludenti. In provincia di Siena i primi ripopolamenti di
trote ai fini della pesca sportiva, iniziarono già negli anni '30 con scarsi risultati. Ad esempio,
nel 1953 l'associazione Senese di Pescatori seminò 20.000 avannotti di trota fario nel Farma a Petriolo,
senza che poi venisse catturata alcuna trota adulta (Nannizzi,1957). Lo stesso D'Ancona, (1935) constatati
i pessimi risultati delle semine con trota fario, consigliava di utilizzare la trota iridea poiché questa
specie tollera acque più calde e meno ossigenate. In realtà, le esperienze successive hanno
dimostrato che solo con scelte appropriate dei corsi d'acqua e con ripopolamenti mediante soggetti giovani
è possibile introdurre con relativo successo la trota nei nostri torrenti. Sul finire degli anni '60 i
ripopolamenti venivano effettuati, oltre che con avannotti, anche con esemplari adulti appartenenti sia
alla specie europea (Salmo trutta L.) sia a quella americana (Oncorhynchus mykiss) ed
erano finalizzati principalmente al soddisfacimento immediato delle esigenze dei pescatori. Comunque,
a partire dalla seconda metà degli anni 70, i ripopolamenti sono stati eseguiti mediante
la sola specie europea ed effettuando le immissioni solamente in quei torrenti che la Legge Regionale n° 25
del 24/4/84 classifica come zone a Salmonidi.
Le massicce immissioni di trota fario hanno interessato tutte le province italiane e ciò ha contribuito ad alterare l'originaria connotazione dei popolamenti ittici favorendo processi di ibridazione tra le trote; tant'è che attualmente risulta molto difficile individuare popolazioni indigene "pure", che non abbiano subito influenza genetica da parte degli esemplari immessi a scopo di ripopolamento.
In definitiva, tutti i ripopolamenti effettuati, hanno considerato come obiettivo quello di far sopravvivere la specie immessa ai fini della pesca sportiva e quindi di cercare ambienti favorevoli alle specie di trote prodotte in allevamenti intensivi. Da un punto di vista naturale tuttavia è molto probabile che sia esistita una specie di trota o comunque una forma, adattata a regimi idrologici e temperature tipicamente mediterranee.
Sebbene la totalità dei ripopolamenti venga effettuata con trota fario, secondo alcuni autori (Gandolfi et al., 1991) probabilmente, questa è indigena solo dell'arco alpino e del versante settentrionale dell'Appennino, mentre la semispecie S. (trutta) macrostigma rappresenterebbe la forma indigena delle coste tirreniche e in generale di tutto il bacino del Mediterraneo (Fig.1- Zerunian, 2002).

Quest'ultima semispecie, si distingue dalla S. (trutta) fario per il minor numero di vertebre, di appendici piloriche, di raggi in alcune pinne, di denti sullo stelo del vomere e per la livrea (Bruno, 1987). Il fenotipo Salmo (trutta) macrostigma (Zerunian e Gandolfi, 1986)(Fig.2), in particolare, è caratterizzato da:
Il fenotipo comunque può variare per le possibili ibridazioni con la fario. Salmo(trutta) macrostigma colonizza alcuni corsi d'acqua peninsulari caratterizzati da una forte presenza di vegetazione acquatica, accentuate magre estive, acqua limpida, a moderata corrente e temperature estive ben superiori a 20°, considerate al limite per la sopravvivenza dei Salmonidi. Questo tipo di trota, quindi è più adatta a vivere in corsi d'acqua di tipo "mediterraneo", cioè con lunghezza e portata limitate, soggetti a consistenti magre estive e conseguente innalzamento della temperatura. Molti ricercatori ritengono che, cessando le immissioni di fario, in poco tempo la macrostigma dovrebbe ricolonizzare spontaneamente molti corsi d'acqua nell'area Mediterranea (Tortonese, 1970; Cottiglia, 1968; Zerunian e Gandolfi, 1986).

Secondo Gandolfi et al. (1991) nei corsi d'acqua di collina e di pianura, lungo il versante tirrenico della penisola e nelle isole era originariamente presente la sola trota macrostigma (Salmo (trutta) macrostigma), una delle tre semispecie della superspecie Salmo trutta individuate in Italia.
La specie macrostigma infatti, è più adatta a vivere in torrenti di tipo "mediterraneo", con lunghezza e portate limitate, soggetti a consistenti magre estive e conseguente innalzamento della temperatura.
Recenti ricerche sulle popolazioni di trota fario svolte in alcuni torrenti della Toscana meridionale (Radi, 1995), hanno evidenziato la mancanza di un effettivo successo riproduttivo per questa trota; anzi molti parametri ambientali, come ad esempio, l'andamento delle precipitazioni ed il regime delle acque, appaiono come fattori limitanti. Mentre nei torrenti alpini durante il periodo di frega della fario (novembre-gennaio), si hanno portate minime (acque limpide e condizioni ottimali per la deposizione e lo sviluppo delle uova), in quelli della Provincia di Siena e di tutta la Toscana meridionale in genere si verificano condizioni di piena e di eccessiva torbidità.
La trota macrostigma inizia invece, la riproduzione in febbraio-marzo cioè, quando nei torrenti della Italia peninsulare ed insulare la portata decresce significativamente; ed inoltre, tollera temperature delle acque più elevate di 2-3 °C rispetto alla fario.
Sommani, nello studio sull'ecologia delle trote nell'Italia meridionale del 1950, afferma che:
"[..]..Sono state avanzate delle ipotesi che il S. macrostigma sostituisse il S. trutta
nella maggior parte dei fiumi del versante tirrenico meridionale ".
Da quanto riportato in letteratura, uno dei torrenti che sicuramente in Provincia di Siena ospitava
naturalmente la trota era il Vivo (Dei, 1871; D'Ancona, 1935; Nannizzi, 1957). Probabilmente quindi
anche le trote originariamente presenti nei corsi d'acqua del comprensorio amiatino sono da ricondurre al
Salmo macrostigma (Nelli et al., 1998).
Questa ipotesi sembra trovare conferma nella descrizione che Dei (1871) fa delle trote del Vivo: "Il Corpo delle Trote è coperto di piccolissime squamme; sul dorso è di un colore grigio-bruno, o verde nerastro, il quale sfumandosi diviene assai più chiaro ai lati, e si cangia poi in bianco argentino nel petto e nell'abdome. Il petto ed i fianchi sono inoltre ornati quasi sempre da moltissime macchiette, per lo più bruno-nerastre, contornate spesso da sottil cerchio biancastro; la sua pinna dorsale è grigiastra e macchiettata, la caudale è parimente grigiastra con il lembo nerastro, le altre sono biancastre".
Mentre le trote fario dell'Appennino Modenese nello stesso periodo erano descritte da Canestrini (1866) ben diversamente: "...Dorso olivastro sparso di punti e macchie brune, i lati del tronco ornati di macchie brune e macchie rosse circondate da areola celeste, la dorsale porta delle macchie brune e delle altre rossastre..".
Dei nel descrivere la livrea delle trote del Vivo, non parla mai di macchie o puntini rossi o arancio, tipici della trota fario, particolare questo molto evidente anche ad un profano che osservi questo tipo di trota per la prima volta, e inoltre non fa menzione di macchie dorsali, anch'esse tipiche della fario. Anche la bordatura nerastra della pinna caudale coincide con una caratteristica presente in Salmo (trutta) macrostigma, come pure la colorazione del "petto e dell'abdome" che si "cangia in bianco argentino" è un'altra caratteristica tipica della macrostigma, mentre il colore dominante nella fario è un bianco giallastro. Una ulteriore conferma che la trota sia autoctona nel comprensorio amiatino è costituito dai ritrovamenti di cinque calchi e scheletri nelle farine fossili del Monte Amiata. Questi fossili, risalenti al Pleistocene, provengono dalla cava situata nel bacino di Frontespilli, in località Bagnolo di S. Fiora nel bacino imbrifero del Fiume Fiora (Bradley e Landini, 1982).
I salmonidi fossilizzati presentano un numero di vertebre pari a 24 caudali e 34-35 toraciche. Questo dato si sovrappone molto bene con quanto Pomini (1941) descrive per le trote macrostigma presenti nei torrenti della Sardegna.
Altro dato interessante sono le dimensioni e la posizione delle pinne ventrali, dorsale ed anale dei fossili. Tali parametri corrispondono a quelli che Dumeril (1858) descrive per la trota macrostigma originaria dei monti dell'Atlante, e che l'autore definisce diversi da quelli rilevabili in ogni altro tipo di salmonide.
Comunque dati ufficiali indicano che in Italia la trota macrostigma è oggi limitata alla Sardegna, alla Sicilia, ai bacini dell'Aniene, Ninfa e Fibreno del Lazio, geograficamente molto vicini al Mt. Amiata (Gandolfi et al., 1991).
Il Dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università degli Studi di Siena ha realizzato un progetto
di immissione della trota macrostigma in alcuni torrenti ricadenti all'interno di una Riserva
Naturale, commissionato dal Servizio Risorse Faunistiche della Amministrazione Provinciale di Siena .
Il progetto iniziato nel 1996 e terminato nel 1998, ha permesso di sperimentare alcune fasi critiche
necessarie al conseguimento della naturalizzazione, in particolare sono state verificate e validate
le seguenti metodologie (Querci , 2002):
Negli anni successivi al 1998 sono stati verificati gli accrescimenti delle trotelle e il rinvenimento di piccoli avannotti, prodotti da freghe naturali, hanno dimostrato come questo salmonide sia effettivamente ben acclimatato al regime idrologico menzionato.
Visti i risultati ottenuti fino ad oggi e vista la qualità ambientale che un corso d'acqua assume
qualora vi fosse presente la trota macrostigma, l'ampliamento dell'areale di distribuzione e la creazione
di "aree di eccellenza NO-KILL" o vere e proprie "oasi" rappresenta di fatto una azione importante ai
fini della valorizzazione ecologica a della tutela della fauna ittica a rischio di estinzione.
Pertanto gli obbiettivi del progetto saranno:
Tra gli interventi che potrebbero assicurare la conservazione della trota macrostigma, si possono prevedere programmi gestionali basati sui seguenti punti:
Lo svolgimento delle attività previste da questo progetto consentirà di raggiungere risultati importanti per la salvaguardia della trota macrostigma quali:
Bradley F., Landini V. (1982). - I pesci dei bacini di farina fossile del M. Amiata. Boll. Mus. S. Nat. Lunig., 2, 35-42.
Bruno S. (1987) - Pesci e Crostacei d'Acqua Dolce. Giunti Barbèra, Firenze, 286 pp.
Canestrini G. (1866). – Prospetto critico dei pesci d'acqua dolce d'Italia. Arch. Zool. Anat. Fisiol.,Tipografia Erede Soliani, vol. IV , fasc. I, 134-135.
Cottiglia M. (1968). - La distribuzione dell'ittiofauna dulciacquicola in Sardegna. Riv. Idrobiol., 7, 63-116.
D'Ancona U. (1935) - Ripopolamento delle acque pubbliche e piscicoltura privata nella Provincia di Siena. In "Corso di economia rurale" a cura della Cattedra Ambulante di Agricoltura, lezione XXIII.
Dei A. (1871). - Ittiologia, pescicoltura e pesca nella provincia senese. Tipografia A. Moschini, Siena, 4-16, 22-28.
Dumeril A. (1858). - Note sur la Truite d'Algérie (Salar macrostigma). Rev. MMag. de Zool., 2, 396-399.
Gandolfi G., Zerunian S., Torricelli P.M., Marconato A. (1991). - I Pesci delle Acque Interne Italiane. Roma, Ministero dell'Ambiente, Unione Zoologica Italiana. 617 pp.
Nannizzi A. (1957) - La fauna ittica e il problema della pesca fluviale e lacuale in provincia di Siena. Atti Accad. Fisiocr. Siena, Sez. Agrar. Ser.II, 3, 8-66.
Nelli L., Radi M., Castellini A., Leonzio C. (1998). – Sulla endemicità di un forma di Salmo(trutta) L. nella Toscana meridionale. Atti Soc.Tosc. Sci. Nat., Mem., Serie B, 105: 73-81.
Pomini F.P. (1940) - Ricerche sul Salmo Macrostigma Dum. Boll. Pesca, Pisc. e Idrobiol. XVI, 3, 1940.
Pomini F.P. (1941) – Ricerche sui Salmo dell'Italia peninsulare. Atti Soc. Ital. Sci. Nat. Milano, 80: 33-48.
Querci G. (2002) La reintroduzione della trota macrostigma (Salmo (trutta) macrostigma in provincia di Siena: primi risultati. Tesi di laurea Università degli studi di Siena- Facoltà di scienze Mat. Fis. E Nat. Corso di Laurea in Sc. Biologiche Anno Accademico 2001-2002.
Radi M. (1995). – Osservazioni sulla biologia della trota (Salmo trutta) in alcuni torrenti del Senese. Riv. Idrobiol., 34: 15-30.
Sommani E. (1950) - Osservazioni sulla sistematica ed ecologia delle trote nell'Italia meridionale. Boll. Pesca Piscic. Idrobiol.,5, 170-187.
Tortonese E. (1970) - Osteichthyes, parte I. In: Fauna d'Italia, Calderini, Bologna, 545 pp.
Zerunian S. e Gandolfi G. (1986). – Considerazioni preliminari sulle trote presenti nel lago di Posta Fibreno (Lazio). (Pisces, Salmonidae). Ateneo Parmense, Acta Naturalia, 22: 53-63.
Zerunian S. (2002). – Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia,
minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce
indigeni in Italia. Ed. Agricole, Bologna, 220 pp.